Il PIL del Lazio, l’implacabile caduta nel vuoto degli ultimi 5 anni

Questo è il secondo appuntamento con il Bilancio Regionale del Lazio.

Il primo articolo l’ho dedicato ad un approfondimento sugli aspetti meramente finanziari della questione della Sanità Pubblica, a breve seguiranno:

  1. un’analisi dell’efficienza del sistema sanitario regionale del Lazio, che poi è ciò che conta di più per il cittadino
    2. una proposta sulla corretta integrazione tra pubblico e privato.

 

Premessa

Negli ultimi quattro anni il PIL del Lazio ha registrato un andamento costantemente in calo in termini reali. Ci troviamo di fronte ad una situazione di questo genere:

biennio 2012-2013: flessione intensa e cioè del -3.6% e -2% rispettivamente;
biennio 2014-2015: flessione incrementale del -0,3% e -0,1% rispettivamente.

Dunque, la crisi che è partita nella nostra Regione sin dal 2008, con valori vicini al -3% e che stava conoscendo una ripresa nel biennio 2010/11, continua a confermare il proprio andamento anche in questi ultimi anni. Solo per dare un numero, sottolineo che solo la Sardegna e la Val d’Aosta hanno registrato performance peggiori di quella del Lazio (-0,7%), mentre la media nazionale è stata del +0,7%.

Perché il PIL decresce?

Brevemente ricordo che il PIL (prodotto interno lordo) è composto semplicisticamente da tre macro-capitoli:

  1.  consumi
  2. investimenti
  3. saldo tra esportazioni e importazioni

se queste tre leve registrano dei cali, allora tutta la ricchezza della Regione è in calo.

Ed è quello che è successo negli ultimi cinque anni anche grazie a politiche di sviluppo inesistenti perché sono mancati gli investimenti e ciò comporta di conseguenza una minore efficienza delle aziende che esportano poco e importano molto che si riflette sulle capacità dei consumi delle famiglie che sono da una parte stressate dalla maggiore pressione fiscale e dall’altra dalle minori opportunità di lavoro.

Voglio portare solo due argomenti da esempio.
Più tasse e meno servizi
Il primo è sempre legato al deficit e a quella parte di deficit che riguarda il capitolo di spesa più rilevante della Regione: la Sanità.
L’unica politica messa in atto da questa Giunta Zingaretti per uscire dal commissariamento è stata quella di aumentare l’addizionale regionale e di ridurre costi nelle aziende ospedaliere a danno dei servizi erogati ai cittadini. È proprio questo tipo di politiche che portano ad un impoverimento generale di tutti i cittadini, più tasse e meno servizi.

Nessun investimento e facilitazione di accesso al credito

Sul tema degli investimenti invece vorrei porre l’enfasi su due punti:

1) Accesso al credito

Un punto fondamentale è l’accesso al credito e vale a dire la facilità con cui le Piccole e Medie Imprese riescono con facilità e prezzi buoni a ricevere finanziamenti dagli istituti di credito per poter sviluppare gli investimenti.

Il Lazio è una di quelle regioni in cui la lettera R dell’articolo 18, comma 1, decreto legislativo 31 marzo 98 n. 112 attraverso cui viene posta una limitazione da parte degli intermediari finanziari di accedere direttamente al fondo di garanzia per controgarantire i crediti alle imprese non è stata ancora eliminata.
Sono almeno venti anni che il Lazio non assuma la delibera con cui si deroga a questo punto del decreto grazie al quale si accelererebbe il processo di accesso al credito con un rilevante risparmio di tempo, denaro e burocrazia da parte di banche ed imprese.

La ragione è facile e cioè che ci sono troppi interessi in tanti piccoli strumenti di sistema che fanno capo alla Regione stessa e che garantiscono posti di eccellenza agli amici degli amici e che la Giunta Zingaretti solo in parte ha fatto finta di accorpare. Fino a prima dell’insediamento esistevano decine di enti inutili che davano lavoro ad amici di amici e che succhiavano un sacco di risorse. Oggi l’ente è unico, ma le dinamiche sono le stesse e i dati di accesso al credito garantito e controgarantito da parte delle aziende è calato rispetto agli altri anni.

2) Piano di Sviluppo Rurale

Questo del Piano di Sviluppo Rurale se vogliamo è ancora più pesante.
Come sappiamo, l’unica fonte esistente ad oggi di aiuto all’imprenditoria agricola è il Piano di Sviluppo Rurale, altresì conosciuto come PSR. È una forma di finanziamento Europea che la Regione deve gestire emanando bandi.
Il PSR si rifinanzia di sette anni in sette anni.
Ad ora ci troviamo a metà del settennio 2014-2020 e, sentite bene, solo l’8% della spesa già assegnata alla Regione Lazio è stato speso!
Questo è un dato a mio avviso particolarmente grave e inaccettabile e che riflette le inefficienze dell’assessorato e dei giochini politici che hanno visto l’avvicendarsi di due assessori e di cui nessuno ha parlato. Fosse accaduto ad altre giunte di colore diverso se ne sarebbe parlato e sparlato per mesi.

Soluzioni

La conclusione è che l’imprenditoria soffre per colpa della mancanza di finanza garantita e di ausili all’imprenditoria; i contribuenti sono più tassati ed il pubblico ha meno efficienza; l’edilizia ormai è in una situazione recessiva difficilmente recuperabile. L’unica cosa che in questo momento salva la Regione Lazio sono i Servizi e il Turismo degli ultimi due anni,
concentrati unicamente sulla città di Roma.

Le cose su cui le politiche future della Regione Lazio dovranno focalizzare sono:

  • investimenti pubblici
  • spendere i soldi della Comunità Europea già assegnati
  • eliminazione della Lettera R sul credito alle imprese

 

Giustamente, se prima non si fanno queste cose, non si potrà mai abbassare la pressione fiscale e creare occupazione e non si potrànno mai chiedere alle famiglie maggiori consumi per far ripartire l’economia.