Riflessioni corsare su tecnocrazia ed economia

Sentiamo ripetere da anni il ritornello secondo cui la politica non è in grado di assumere decisioni lungimiranti per il bene del nostro Paese perché legata all’esigenza di conseguire, o non perdere, il consenso elettorale. Secondo questa teoria, il mantenimento di tale consenso, visto come unico obiettivo dell’azione politica, avrebbe impedito il realizzarsi di quelle riforme necessarie allo sviluppo e alla sostenibilità del sistema Italia.Il governo Monti sarebbe – per i paladini di tale principio – la dimostrazione che per adottare provvedimenti impopolari, ma necessari per il futuro del Paese, sia indispensabile l’intervento di tecnici – disinteressati in quanto tali a qualsiasi forma di consenso –  e, in più, portatori di competenze ignote al sistema politico. Dalla Comunità europea al nostro Presidente della Repubblica, con l’appoggio prima incondizionato poi con sempre maggiori distinguo di destra e sinistra (del PDL di Berlusconi, del Centro di Casini e Fini e del PD di Bersani), si è infatti sostenuto che soltanto un governo di tecnici avrebbe potuto varare importanti provvedimenti tesi a rinnovare il decrepito sistema Italia. Come il riordino del sistema pensionistico, la riforma del mercato del lavoro, la riorganizzazione delle professioni e, da ultimo, gli interventi a livello fiscale.

E’ lapalissiano che il governo Monti è stato sedotto dal miraggio del consenso piuttosto che da una ferma volontà di affrontare e risolvere, tecnicamente, i reali problemi del Paese. E’ sotto gli occhi e nell’esperienza recente di tutti che, con il passare dei mesi e con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale (che ha finalmente svelato il vero intento di Monti: la sua Lista), l’azione dei tecnici ha seguito sempre più quella di un ordinario governo politico.

Dalla fase iniziale connotata dai provvedimenti fortemente impopolari (imu, pensioni,art. 18) si è progressivamente passati ad un’azione volta a conseguire, seppure nel contesto di una situazione oggettiva di sofferenza, il maggior gradimento possibile, vedi il tentativo di trasferire il prelievo fiscale dalle imposte dirette (riduzione di un punto dell’IRPEF) alle imposte indirette (aumento dell’IVA), così come previsto dalla legge di stabilità.

Ostinarsi ad elaborare norme tributarie con effetto retroattivo e in evidente contrasto con il patto Stato/cittadini sancito dallo statuto del contribuente, nel solco della peggiore consuetudine delle ultime stagioni politiche, risponde soltanto a esigenze di gettito piuttosto che di equità e giustizia sociale. La contraddizione, e la frustrazione, emerge ancora più forte nel momento in cui tali provvedimenti vengono spacciati come tecnici.

I provvedimenti decisi dal Consiglio dei Ministri, si sosteneva, avrebbero avuto effetti positivi per il 99% dei contribuenti, soprattutto per gli appartenenti alle fasce di reddito più basse, ma sono stati stravolti dal Parlamento, che ne ha dimostrato la evidente mancanza di copertura finanziaria con nessun beneficio economico proprio per quelle fasce di reddito che voleva agevolare.Non era certo necessario un augusto professore per prevedere che con una congiuntura economica internazionale quale quella che si prospettava per la fine del 2012, proprio l’introduzione dell’imu (con un esborso medio a famiglia di 1.216 euro, a fronte dei 437 del 2011, ed un aggravio di costi dunque pari a circa 780 euro) avrebbe comportato una contrazione senza precedenti dei consumiAver bloccato l’adeguamento del costo della vita per tutte le pensioni è il segno più macroscopico dell’indifferenza del governo Monti e dei suoi alleati verso categorie già deboli, colpite pesantemente dalla crisi.   Ad una più attenta valutazione poi, gli stessi provvedimenti varati nei primi mesi di governo destano molte perplessità, paradossalmente proprio da un punto di vista tecnico.

Per esempio l’impopolare riforma stessa del sistema pensionistico che, prevedendo l’innalzamento dell’età pensionabile, lungimirante ai fini della sostenibilità del sistema e carente da un punto di vista etico e sociale, dato momento che dimentica ed esclude migliaia di lavoratori, i cosiddetti esodati. Questi, pianificando la propria uscita dal mercato del lavoro, avevano stretto un patto con lo Stato che trovava il suo fondamento nella legge vigente nel momento della sua sottoscrizione. Sovvertire le regole del gioco a partita in corso, in questo caso ha significato mettere a rischio la sussistenza di migliaia di famiglie e la dignitá degli individui coinvolti.

La tanto sbandierata riforma del mercato del lavoro, battezzata dalle lacrime dicasteriali,  presenta numerosi aspetti dubbi, come per il capitolo relativo al lavoro autonomo. La norma sulle finte partite iva (che mascherano il rapporto di lavoro subordinato spacciandolo per lavoro autonomo) è così ambigua chepuò essere alternativamente definita come il capolavoro del tecnicismo o il panegirico della complicazione. Siamo sicuri che tutto ciò risponda al principio fondamentale di certezza del diritto?

Proprio la certezza del diritto, l’equità, la giustizia sociale dovrebbero essere i capisaldi su cui elaborare la politica economico/sociale del nostro Paese: ma per realizzare effettivamente ed efficacemente tali obiettivi  siamo sicuri che si possa prescindere dal ricorso alla volontà popolare ed alla partecipazione attiva dei cittadini?

Io credo di no! Ogni vera democrazia si deve basare sulla partecipazione e sulla trasparenza della gestione della cosa pubblica. Va quindi fomentato e cercato il coinvolgimento consapevole dei cittadini attraverso forme di partecipazione diretta che consentano di testare continuamente la volontà e la sensibilità popolare su ogni aspetto che attenga alla vita civile  del Paese.

Più che di politici camuffati da tecnici o viceversa abbiamo bisogno di cittadini onesti e professionalmente preparati in grado di porre in essere quelle scelte che una classe politica oramai completamente delegittimata non è in grado di fare da decenni.

Questo è quello che vogliamo fare, questo è quello che farò da portavoce, affinché non debba più venire un tecnico ad avvisarmi che il tetto è dissestato, perché tutti vedremo le gocce e tra tutti ci accorderemo su come riparare il danno.

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