Spesa sanitaria e Salute negata

Perché anche curarsi è questione di “classe”

35.2 miliardi di euro e un incremento del 4,2 %. Sono questi i dati che fotografano la spesa sanitaria degli italiani nel 2016. Un dato preoccupante, soprattutto considerando che quella per la salute è una voce di spesa divenuta componente stabile nel bilancio delle famiglie italiane.

La logica dei tagli lineari e l’avvento del Superticket hanno determinato un drastico peggioramento del sevizio sanitario nazionale; interminabili tempi d’attesa per gli utenti, ridotte prestazioni specialistiche e inadeguata gestione dei pazienti cronici. La scelta a questo punto diventa comunque “amara” poiché impone alle famiglie di sostenere accresciuti oneri economici per le prestazioni mediche o di rinunciare alla cura.

La gestione di questa situazione è diventata prioritaria per il nostro paese, poiché sprechi e inefficienze nel settore sanitario intaccano la nostra salute ed il benessere delle nostre famiglie non solo metaforicamente.

Per avviare un processo di trasformazione delle cure territoriali serve partire dai bisogni del Cittadino ed agire tempestivamente finalizzando ogni sforzo alla creazione di una nuova rete della Salute.

Ritengo che una sanità del futuro non possa trascendere il coinvolgimento attivo e consapevole di tutti gli operatori sanitari che di fatto rappresentano l’interfaccia più attendibile per raccogliere, rappresentare ed eventualmente mediare gli interessi del paziente.

La riorganizzazione delle cure territoriali, così come la gestione delle malattie croniche passano necessariamente attraverso un progetto più complesso di integrazione ed organizzazione delle Risposte, che parta dai bisogni delle persone e del territorio. Un lavoro organico, non una sommatoria di servizi, un modello che incoraggi il lavoro di gruppo con obiettivi perseguiti in modo congiunto ed una operatività strategia che garantisca al paziente una continuità individuale del piano di cura.

Mai sentito parlare di CReG (Cronic Related Group)?

Si tratta di uno dei modelli più eloquenti (e per questo monitorati) di presa in carico di pazienti con patologie croniche sperimentato in Lombardia. L’integrazione dei diversi soggetti erogatori di servizi, ha portato in pochi anni a risultati molto interessanti come la riduzione della spesa (9,04%) dei ricoveri e del primo soccorso con una sostanziale stabilizzazione della malattia negli assistiti coinvolti.

L’alternativa ai tagli esiste e consiste in investimenti sul territorio che coinvolgano gli operatori di settore, non come semplici interlocutori piuttosto come protagonisti attivi del processo di cambiamento.